Main menu:

Prossimi Eventi

Seguici su:

Schola Gregoriana Aurea Luce
La Schola Gregoriana “AUREA LUCE” è una formazione costituita da una dozzina di componenti femminili e da una decina di maschili, tutti provenienti da altre esperienze corali. Nasce nel 2002 con la sola componente femminile, allora denominata “Mulierum Schola Gregoriana AUREA LUCE”, per iniziativa del direttore Renzo Toffoli; dal giugno del 2008 alla componente femminile si è aggiunta una sezione maschile. Le due sezioni, come da prassi esecutiva filologica, non cantano assieme: ognuna esegue brani propri, oppure, la parte femminile si alterna a quella maschile nelle strofe degli inni, delle sequenze e nella salmodia.

L’obiettivo della Schola è l’interpretazione del canto gregoriano secondo la prassi esecutiva medievale, desunta dallo studio degli antichi manoscritti che vanno dal X al XII secolo. Questa nuova e originaria modalità esecutiva è dovuta alle ricerche scientifiche e agli studi portati avanti dai maggiori gregorianisti d’Europa che fanno capo all’Abbazia benedettina francese di Solesmes, centro studi e atelier più prestigioso al mondo, mentre per l’Italia il centro di riferimento è l’Associazione Internazionale Studi di Canto Gregoriano – Sezione dell’Europa Latina, con sede a Cremona. Presso quest’associazione si è formato il direttore, Renzo Toffoli, il quale ha regolarmente frequentato i corsi del quinquennio previsti dal piano di studi, sotto la guida dei professori A. Turco, N. Albarosa, G. Baroffio, J.B. Ghöschl, K. Pouderoijen, R. Fischer, F.K. Praßl, A. Rusconi, J. C. Asensio-Palacio, D. Saulnier, G. Conti, F. Kok e F. Rainoldi.

Lo studio della Schola Gregoriana “AUREA LUCE” è indirizzato ad una corretta interpretazione della semiologia gregoriana prediligendo la lezione paleografica adiastematica di area sangallese comparata con quella metense; mentre per la notazione melodica, dove l’edizione vaticana con chiara evidenza difetta, realizza, con molta cautela, una restituzione della stessa, derivata da una comparazione tra i codici diastematici dell’XI e XII sec. di “Benevento 34”, “Albi”, “Sait-Yrieix”, “Graz 807” e “Montpellier 159”. Nei numerosi concerti che ha già eseguito nel breve tempo della sua costituzione, ha sempre prediletto programmi tematici sulla Passione, Resurrezione, Pentecoste, Avvento e Natale.

La formazione ha al suo attivo un centinaio di esecuzioni in tutta Italia e all’estero.

Tra i luoghi più importanti ricordiamo:

  • S. Marco, Basilica dei Frari, S. Giorgio Maggiore, S. Giovanni e Paolo e la Basilica della Salute a Venezia;
  • S. Sofia a Padova;
  • S. Agostino, S. Nicolò, S. Caterina e Cattedrale a Treviso;
  • Leechkirche a Graz;
  • Chiesa dei Domenicani a Bolzano;
  • Cattedrale di Toronto (Canada);
  • Chiesa di St. Mary Magdalene Toronto (Canada);
  • Chiesa di St. Patrich Hamilton (Canada);
  • Santuario dei Martiri canadesi Midland (Canada);
  • Chiesa di St. Peter Roman New York (USA);
  • Chiesa di St. Johan Evangelist Philadelphia (USA);
  • Holy Rosary Church Washington (USA);
  • Abbazia della Sacra di San Michele (TO).

Nel 2005 ha inciso per l’etichetta Rainbow-classic un cd antologico dal titolo “Cantus Ecclesiae”, contenente brani che abbracciano tutto l’arco temporale liturgico annuale.

La schola, dopo aver studiato un repertorio riconducibile al fondo classico del canto gregoriano e, più precisamente, afferente alle grandi festività ed ai tempi forti dell’anno liturgico (Natale, Pasqua, Pentecoste, Avvento, Quaresima, Defunti ecc.), in questo momento, gran parte del proprio lavoro lo dedica allo studio e all’esecuzione di un repertorio più tardivo che gregorianisti, musicologi e il direttore della stessa, hanno rinvenuto su antichi codici manoscritti, finora pressoché sconosciuti e mai eseguiti in tempi moderni.

Ecco alcuni dei repertori emersi a seguito di ricerche codicologiche ed eseguiti in concerto:

  • L’intero “corpus” della liturgia della Sacra Sindone.
  • Il codice Bertelè-Malaspina ospitato presso il museo Bottacin a palazzo Zucchermann a Padova.
  • Una serie di inni e sequenze notate in uno Psalterium Hymnarium del XIII/XIV secolo conservato nella Biblioteca Capitolare di Oristano.
  • Una sequenza di origine nord africana notata nel breviario del 1325 appartenuto ai canonici della Sacra di S. Michele della Chiusa (TO).
  • La liturgia “Ad Tenebras” notata sul Codicum 30 del sec. XIII conservato presso l’Archivio di Stato di Cremona.
  • Il repertorio contenuto negli antifonari della Cappella Ducale di San Marco a Venezia.

La Schola, inoltre, con i brani studiati, sia quelli afferenti al fondo classico, sia quelli del repertorio più tardivo, predilige l’esecuzione di concerti a tema; ecco alcuni dei temi maggiormente proposti nei vari concerti:

  • Nascetur nobis parvulus (Avvento e Natale);
  • Passio Domini nostri Jesu Christi (la Passione di Cristo secondo il Vangelo di Matteo, Marco, Luca e Giovanni);
  • De Quadragesimae et Passionis tempore (Quaresima e settimana santa);
  • Surgit Christus cum trophaeo (Pasqua);
  • Afflatus Spiritus (La liturgia di Pentecoste);
  • In defunctorum memoria (l’antica liturgia della Chiesa nel giorno dei defunti);
  • Vultus Christi (concerto interamente strutturato sull’antica liturgia della Sindone rinvenuta nella Biblioteca Nazionale di Torino. Nel mezzo di questo concerto è inserita la recitazione del cantico XXXII “Desiderio di perfetto amore – E io pur vorrei veder la tua sembianza” dal libro V: la Teorica del Divino amore, rinvenuto in una seicentina dal titolo “Poesie spirituali” di Jacopone da Todi e conservata presso la Biblioteca Comunale di Treviso);
  • Te Matrem Laudamus (concerto mariano il cui titolo è mutuato da un inno notato sullo Psalterium Hymnarium del XIII/XIV secolo conservato nella Biblioteca Capitolare di Oristano; il quale, sia sotto il profilo musicale sia testuale, ricalca il più famoso “Te Deum” declinandolo alla Madonna. Questo concerto è stato eseguito molte volte inserendo nel mezzo la recita del 33° canto del Paradiso dalla Divina Commedia di Dante Alighieri).
  • Il canto gregoriano nella Cappella Ducale di San Marco (tale concerto costituisce un unicum nel panorama gregoriano mondiale. La ragione di questa peculiarità risiede nel fatto che la stessa liturgia celebrata nella cappella Ducale di San Marco, fino al 1807, era di rito “Marcolino”, diversa quindi rispetto alle altre chiese della città e dell’intero mondo cattolico-latino, nel quale, salvo rare eccezioni, prevaleva il rito “Romano”).