• Vultus Christi

    Concerto interamente modellato sull’antica liturgia della Sindone rinvenuta nella Biblioteca Nazionale di Torino. Nel mezzo di questo concerto è inserita la recitazione del cantico XXXII “Desiderio di perfetto amore – E io pur vorrei veder la tua sembianza” dal libro V: la Teorica del Divino amore, rinvenuto in una seicentina dal titolo: “Poesie spirituali” di Jacopone da Todi e conservata presso la Biblioteca Comunale di Treviso. Il repertorio costituisce una novità, perlomeno nelle località extra piemontesi dove il culto e la liturgia propria della Sacra Sindone, per ragioni esclusivamente geografiche, non è conosciuto. Tali brani sono ascrivibili ad un periodo tardivo della composizione gregoriana, addirittura alla piena decadenza e le ragioni sembrano sufficientemente chiare, legate alle vicende della Sindone stessa. La Sindone, telo venerato dalla Chiesa per aver avvolto il corpo di Cristo, dopo varie vicissitudini (non tutte ben documentate), da Gerusalemme a Edessa, da Costantinopoli ad Atene, fa la sua comparsa in Europa nella cittadina francese di Lirey nel 1353. È certo, quindi, che buona parte delle composizioni gregoriane relative non può essere antecedente a quella data. A quel tempo, la grande produzione gregoriana (meglio nota come “fondo classico”), si era ormai conclusa da circa 500 anni. Un’altra data importante per il repertorio musicale sindonico è il 1506, anno in cui papa Giulio II approvò la liturgia della Messa e dell’Ufficio, fissandone la festa al 4 maggio. È altamente probabile che quando papa Giulio II fissò la data della festività sindonica, già buona parte del repertorio fosse composta. La quasi totalità dei brani, sia del repertorio della Messa sia di quello dell’Ufficio, utilizza formule classiche centonizzate, talvolta anche arcaiche ma, nonostante ciò, in tutto il repertorio è riscontrabile una tardività compositiva. In merito a questa variegata eterogeneità compositiva si deve sempre tener presente che il canto cristiano, nel suo secolare sviluppo, sulla scia della tradizione orale, ha spesso utilizzato formule melodiche rivitalizzate dall’estro o dalle necessità del magister chori, quasi che queste fossero la sublime essenza di un sapere oggettivo, la volontà di uno spirito superiore, una voce da ascoltare e da ripetere per perpetuarne l’efficacia. Il canto gregoriano è diventato così la fonte alla quale hanno attinto i maestri dei cori di Chambéry e di Torino, per comporre le musiche da cantare durante le celebrazioni e le festività per la Sindone.

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  • Surgit Christus cum trophaeo

    Il tema del presente concerto è mutuato da una sequenza tropata notata su uno Psalterium Hymnarium del XIII/XIV secolo, conservato presso la Biblioteca Capitolare di Oristano. Inizia con il canto dell’Exultet della Veglia Pasquale, prosegue con i cantici della medesima liturgia che, giova ricordare, è la più antica testimonianza liturgico-musicale di tutto il repertorio gregoriano, e si conclude con il repertorio della messa del Giorno di Pasqua.

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  • Passio Domini nostri Jesu Christi

    Sin dalla costituzione della S. Messa, avvenuta tra il 480 e il 520, si avvertì il bisogno non solo di una proclamazione cantata della Passione, ma anche, in generale, di tutte le letture. Questo avvenne per due ragioni. La prima è essenzialmente di ordine fisico-acustico: prima delle moderne amplificazioni, nelle chiese di notevoli dimensioni, la semplice pronuncia parlata impediva a un discorso di essere chiaramente recepito nelle lunghe distanze. Gridarlo ad alta voce, non favoriva l’ascolto: i suoni venivano distorti e il messaggio risultava incomprensibile. Di qui la necessità di utilizzare un tono di voce che canta il parlato su una corda di recita ricca di armonici che permettono alla voce stessa di correre e aggiungere un vasto uditorio. La seconda ragione è di ordine teologico: i primi Padri della Chiesa (Agostino, Tertulliano, Origene ecc.) avevano abbondantemente notato che la lettura di un testo può essere, talvolta, fuorviata in base alle enfasi, alle interpunzioni, alle sospensioni e alle pause, collocate in determinati punti e che il lettore può porre a sua personale discrezione nella proclamazione del testo in questione. Questo non succede quando il testo viene cantato: la cantillazione è più neutra e, quando si vuole evidenziare una frase o un determinato termine, la musica predispone già una formula per supportare quest’evidenza, così l’autentico significato del messaggio è salvaguardato. Questa è l’antichissimaa struttura musicale che modella tutte le passioni dei 4 evangelisti: non una melodia ricca di note, ma una “cantillazione recitativa”. Nel concerto si propone una delle 4 passioni, a scelta, la cui durata varia dai 30 ai 45 minuti, tempo rimanente sarà integrato con brani della liturgia del Venerdì Santo.

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